Cantine aperte ed enoturismo in Italia: quando il turista incontra il produttore.

Avete mai visitato una cantina in Italia? Avete mai trascorso qualche giorno in un vigneto, ascoltando un produttore di vino parlare della sua vite, magari accompagnando il racconto sorseggiando un calice di vino?
Dentro quel calice il racconto si fa più fluido, bevendo quel vino vi sembrerà di capire perché è così buono e perché è così bella la collina dove è nato, e perché è così unico e speciale il borgo e la terra che lo hanno, nei secoli, prodotto e custodito.

Vicino a un borgo italiano c’è quasi sempre un vigneto, sia a Nord che a Sud. E ogni vigneto ha il suo vitigno e il suo vino, unico e inconfondibile. Questo rende l’Italia un posto unico al mondo da visitare perché non si finisce mai di stupirsi e scoprire luoghi e sapori, storia e cultura, cibo e vino.

Botti di Legno


È qui, in questa immensa offerta di unicità e eccellenza, di diversità di tradizioni e culture, il motivo fondamentale per cui l’enoturismo in Italia sta diventando una delle soluzioni più ricercate dai turisti di tutto il mondo.
Fortezze medievali, paesini addossati a ridosso della montagna, castelli, dimore storiche, torri saracene, conventi o semplici colline variopinte di tutte le tonalità di verde e giallo, cosparse di vigneti di Aglianico, Nebbiolo o Valpolicella…Sono questi i nuovi luoghi da vistare. Il turista conosce già Roma, Firenze, Venezia… Ha visto quelle città, anche senza magari neanche esserci stato. Le ha viste sui social, in cartolina. Le conosce per fama. Il turista del nuovo millennio vuole di più, cerca l’esperienza unica: scoprire l’Italia vera e genuina. Vuole provare l’esperienza di sedersi a tavola insieme a una tipica famiglia italiana, in un giorno di festa quando le nonne preparano i cappelletti in brodo e i produttori tengono le cantine aperte per degustare il loro miglior vino.
E magari soggiornare in un vecchio trullo pugliese o in un baglio siciliano, dormire tra lenzuola ricamate a mano e sentire i rumori della campagna.
Quel vino e quei cappelletti in brodo valgono la vacanza. Quel sapore e quell’esperienza rimarranno per sempre e la vacanza sarà indimenticabile.

Dentro questa ricerca di unicità, si sviluppa l’enoturismo. Così come il food tourism, sono facce della stessa medaglia. E’ il turismo tematico che pone al centro dell'attenzione il vino e la scoperta di sapori e delle eccellenze culinarie di cui l’Italia non ha eguali al mondo.

Negli ultimi anni, per promuovere questo settore ci hanno pensato non solo  produttori di aziende agricole che hanno attrezzato, ristrutturato e aperto le loro cantine ma anche istituzioni e associazioni in tutta Italia hanno promosso iniziative, leggi, e dato vita a Consorzi territoriali e regionali, vie dei Sapori, strade del Vino:
 

 
Per il vino è sceso in campo, negli ultimi mesi, anche il Governo Italiano;
 

«Finalmente diamo ai produttori di vino - ha commentato il ministro per le Politiche agricole, Maurizio Martina - una sola legge di riferimento per il settore con 90 articoli che riassume tutta la normativa precedente. Un'operazione di semplificazione attesa da anni e che consente di tagliare la burocrazia, migliorare il sistema dei controlli, dare informazioni più trasparenti ai consumatori. Col Testo Unico possiamo contribuire a rafforzare la crescita di un settore che già oggi vale più di 14 miliardi di euro e con un export che supera i 5,5 miliardi».
 

  • il 28.07.2015, in piena Expo Milano, il Governo  ha presentato il Food Act:

Il Food Act è un patto tra Istituzioni e mondo della cucina italiana di qualità, rappresentata dai più importanti chef del nostro Paese e dalle eccellenze in campo enogastronomico.
Tra i suoi proposti anche quello di rafforzare binomio turismo-ristorazione di qualità per promuovere i territori.
Collegare l'offerta enogastronomica a percorsi turistici di qualità, promuovendo i prodotti agroalimentari dei territori, valorizzando anche i collegamenti con la ristorazione locale di qualità, il turismo culturale e il turismo enologico.
Tanta attenzione è giustificata dai numeri di un comparto che negli ultimi anni ha consolidato la cifra di 14 miliardi di euro di fatturato da attività legate al vino e all’enoturismo.
Fonte: www.politicheagricole.it

Il 31 marzo 2017 si festeggiano 30 anni dalla nascita dell’Associazione Nazionale “Città del vino”.
L’obiettivo dell’Associazione è quello di aiutare i Comuni a promuovere,  partendo dal vino e dai prodotti locali ed enogastronomici, tutti quei progetti che permettono una migliore qualità della vita, più opportunità di lavoro e hanno come sfondo (si potrebbe dire anche paesaggio) lo sviluppo del turismo del vino, dell’enoturismo appunto.

Nel 2016 Città del Vino ha presentato il XII Rapporto sull'Enoturismo, indagine realizzata dall'Osservatorio Nazionale sul Turismo del Vino di “Città del Vino”, in collaborazione con l'Università di Salerno su un campione di 80 aziende, e ha firmato un protocollo d’intesa con Movimento Turismo del Vino,  l’associazione che rappresenta più di 1000 cantine associate.
All’interno di questa cifra c'è sicuramente la produzione e vendita di vino ma anche le degustazioni nelle tante cantine aperte e tutto l’indotto collegato al turismo enogastronomico: spese di viaggio, vitto, alloggio, tour per vigne a complemento della visita in cantina.

Ma chi sono i turisti del vino, i food tourists che entrano nelle cantine italiane?
Quanto spendono e come si organizzano?
 
Sono generalmente uomini fra i 30 e i 50 anni (anche se le donne stanno crescendo in misura notevole negli ultimi 2 anni) con buona situazione economica e il 38% dei casi questi visitatori sono turisti stranieri (MTV Cst 2012).
La sosta nelle cantine aperte è molto spesso una tappa di un percorso, di una “zingarata” tra amici per dirla alla “Amici miei”, bellissimo film italiano del 1975 diretto da Mario Monicelli, che comprende anche arte, cultura, paesaggio, un pranzo fuoriporta…
Quindi chi visita le cantine, turisti inclusi, non è quasi mai da solo, è in coppia o in gruppi di amici e si registra la crescita di wine tour organizzati che rappresentano una clientela, soprattutto estera, in nettissima crescita.
 
In media un enoturista è disposto a spendere poco meno di 200 euro, suddivisi tra: visite al vigneto, visite in cantina, degustazioni, vendemmia, pernottamento, acquisti di bottiglie.
E sono ormai stati abbondantemente superati i 10 milioni di ingressi nelle cantine italiane (Wine Monitor  2014).
E’ uno dei flussi che cresce di più e soprattutto spende di più.
Secondo GFK con una indagine del 2015 su 5000 turisti su richiesta della Fondazione “Italia patria della bellezza”, è emerso che il 60% dei turisti stranieri in visita alla nostre cantine aperte ha comprato del vino.
I russi sono quelli che acquistano di più le nostre bottiglie, al secondo posto i cinesi, poi i turisti USA e tedeschi.
E non sorprendono le parole chiave che i turisti stranieri associano alla nostra enogastronomia:
qualità, genuinità e notorietà