Green Economy: cosa cambia dopo gli stati generali di Parigi 2015 COP21

Il Cop21, gli stati generali sul cambiamento climatico recentemente svoltisi nel capoluogo francese, hanno fornito una serie di nuovi obbiettivi green da realizzare per istituzioni, aziende e privati.

cop21 Parigi

 

Green economy: cosa cambia dopo il cop21

Dopo due settimane di serrati negoziati il nuovo accordo sul clima è stato firmato dai rappresentanti dei diversi paesi presenti alla Cop21: ora la green economy ha delle basi teoriche su cui ripartire. Scopriamo nel dettaglio quali sono le indicazioni fornite dagli stati generali sul cambiamento climatico.

Uniti per una svolta green

Il trattato prevede un obiettivo ambizioso ma necessario: entro fine secolo sarà necessario limitare l’aumento della temperatura globale del pianeta ben al di sotto dei 2°C previsti, contendo la crescita ad un massimo di +1,5°C. Promotori principali di quest’obiettivo green sono stati i rappresentanti delle nazioni che sorgono su isole o in zone peninsulari, ovvero quelle maggiormente vulnerabili agli impatti del cambiamento climatico. Per questi stati una crescita di solo mezzo grado può fare la differenza tra la vita e la morte.

Stati generali: le direttive dell'ipcc

Al termine degli stati generali il Gruppo intergovernativo sul cambiamento climatico (IPCC) ha tracciato la rotta da seguire: “Secondo le conclusioni dell’Ipcc, per limitare il riscaldamento a 2°C dobbiamo tagliare le emissioni rispetto al 2010 del 40-70% entro il 2050. Per raggiungere il target di 1,5°C il taglio deve essere più sostanziale, tra il 70 e il 95% entro il 2050” 
Il testo definitivo redatto dal comitato scientifico, al pari dell'accordo di Kyoto, è un protocollo sottoscritto da tutti i paesi presenti ma non è vincolante a livello internazionale.
Nell’ottica di aumentarne progressivamente l'ambizione gli impegni per la riduzione delle emissioni saranno soggetti a revisione da parte delle Nazioni Unite ogni 5 anni (a partire dal 2023) ma in caso di “sgarri” da parte dei singoli paesi membri non sono previste vere e proprie sanzioni.

Green economy: pochi riferimenti alle energie rinnovabili

Molti analisti hanno ritenuto insoddisfacente il capitolo del testo dedicato alle energie rinnovabili: senza una vera e propria regolamentazione si potranno ancora estrarre combustibili fossili a piacimento per molti anni. Il Protocollo di Parigi non fissa alcun termine per lo sfruttamento di carbone, gas e petrolio. L'unico rimando a tale tema è la richiesta di una netta riduzione del picco di emissioni al fine di pervenire a “Un equilibrio tra le emissioni di origine antropica […] e l’assorbimento dei serbatoi di gas serra nella seconda metà di questo secolo”.
Quanti speravano che il Cop21 fosse l'incipit di un nuovo corso per le energie rinnovabili e la green economy sono rimasti piuttosto delusi: i poteri forti dell'industria hanno orientato le trattative tra gli stati presenti, e nel testo finale non vi è un vero e proprio riferimento all'energia pulita.
Nei prossimi anni, in un contesto in cui i Paesi in via di sviluppo cresceranno a ritmi elevati, il mondo sarà sempre più affamato di energia: per coniugare crescita economica e riduzione delle emissioni di gas serra sarebbe stato necessario promuovere e sostenere esplicitamente, anche a livello politico, le fonti rinnovabili, le uniche in grado di soddisfare entrambi questi obiettivi. 
Un più chiaro riferimento all’obbligatorietà di utilizzare fonti green sarebbe stato non solo auspicabile ma necessario, anche per i Paesi in via di sviluppo e le isole, in cui le energie rinnovabili possono e devono avere un ruolo da protagoniste. 

Green economy Italia: cosa cambiera', in negativo, nel nostro paese

Il petrolio estratto su territorio italiano è di qualità inferiore rispetto a quello presente in altre aree ma il nostro paese è una sorta di paradiso fiscale per le compagnie petrolifere: le royalty (le percentuali che le compagnie di estrazione devono allo Stato) sono le più basse al mondo. Ammontano a circa il 7% per il petrolio estratto in mare, al 10% quello estratto sulla terra ferma. Gli altri Paesi si fanno rispettare di più. In Norvegia le royalty raggiungono il 78% del petrolio estratto, in Canada il 45%, in Gran Bretagna dal 32 al 50%.
La mancata introduzione di una regolamentazione sulle energie fossili rema contro la green economy in Italia, poiché comporterà un probabile aumento del numero di trivellazioni esplorative sulla terra ferma e in mare, con tutto ciò che ne comporta a livello ambientale, economico e di opposizione da parte delle popolazioni locali. 

Green economy Italia: cosa cambiera', in positivo, nel nostro paese

Quattro i pacchetti di intervento legati alla green economy attualmente discussi dal governo italiano per indirizzare gli investimenti di privati ed aziende alla lotta ai cambiamenti climatici: efficienza energetica, in particolare con l'estensione dell'ecobonus ai condomini e agli alloggi di edilizia residenziale pubblica in modo da promuovere interventi su interi edifici e quartieri per ottenere così riduzioni di consumi intorno al 60 - 70%; continuare lo sviluppo delle rinnovabili proseguendo nella dismissione delle centrali termoelettriche meno efficienti e chiudendo o riconvertendo le centrali a carbone da sottoporre comunque a stringenti limiti di emissione; politiche industriali di incentivo a tecnologie e attività a bassissimo impatto di carbonio, sostenendo anche la ricerca (la riconversione dell'Ilva può essere in questo una grande opportunità); più mobilità sostenibile, favorendo l'uso dell'auto elettrica e proseguendo con il piano per le infrastrutture dedicate.